Non senti che tremo mentre canto?
Nascondo questa stupida allegria quando mi guardi
Non senti che tremo mentre canto?
E’ il segno di un’estate che vorrei che non finisse mai
Basterebbe soltanto il ritornello di questa canzone dei Negramaro per descrivere come mi sento in tutti questi giorni, con tutte le cose che sono successe e stanno succedendo. E’ anche difficile raccontare, perché sono talmente tante. Mi succede spesso così, e non solo a me, che quando passi un bel periodo pieno e stai bene, non senti il bisogno di soffermarti a raccontare. O meglio, magari vorresti farlo, ma hai talmente da fare che non ti fermi. Diciamo che dal saggio della scuola di musica la mia vita ha preso una svolta importante, confermando certe cose e cambiando altre. Per questo motivo, un post alla volta, racconterò ciò che mi è successo. Anche per me, per ricordarmelo sempre.
A distanza di giorni, ho avuto modo di rivedermi. Ho preso i dvd di entrambe le esibizioni, quella dell’anno scorso e quella di giugno, e mi sono guardata. Devo ammettere che è stato un flash. Era la prima volta che mi rivedevo. Durante lo spettacolo dell’anno scorso mi sarei sinceramente presa a pugni. Facevo le facce, mi toccavo, strabuzzavo gli occhi, non mi si poteva vedere. Cantavo sedata e pallosissima, irriconoscibile, anche se tecnicamente superiore rispetto a quando stavo con la band. Però lo stesso, mi sarei data un cartone in faccia. Invece, in quella di quest’anno, tutto sommato, mi sono piaciuta. Nonostante tutto. Nonostante la panza da birra, i capelli troppo lunghi, e lo svociamento da troppo lavoro. Perché sì, ero svociata. Nemmeno il cortisone mi ha tirato su più di tanto. Mi sentivo come se mi avessero piallato la voce. Eppure, ero tranquilla. Come se dentro una voce mi dicesse “ok Dani, più di questo non puoi fare, esci e divertiti”. A guardarmi, non sembro tanto divertita. Ho notato che sembra davvero che non mi diverta cantando. Sto lì, in piedi, tutta presa dal fare uscire un suono decente, abbastanza ingessata. Mi lascio andare da metà in poi, quando mi rendo conto che tutto sommato posso farcela, e che, vaffanculo, veramente, mi voglio divertire. Ho anche cantato chiudendo gli occhi. All’inizio per il dolore, poi per concentrarmi meglio. Nel finale della canzone, viene fuori il meglio di me, il meglio che potessi fare. Mi sono rivista, più e più volte. E mi sono piaciuta. Nelle mie imperfezioni, nel mio timbro “tagliente” e sporco, che vorrebbe essere nero ma sono bianca, bionda e piccina. Con tanta passione, forte, più forte delle avversità. Comunque vada, qualunque cosa succeda, sono una cantante. Sono nata cantante. La vita mi ha portato a fare altre cose, e magari ne farò altre ancora, ma sono nata cantante, e questo rimarrò fino alla fine. Sembra poco, ma ora l’ho capito. E me lo sono scritta, sulla pelle.









